"Superfici di pensiero"
personale di pittura
di
MICHELE NERO
Non sempre ciò che colpisce l'occhio arriva fino al cuore, spesso si ferma molto prima. Per un semplice appagamento estetico e visivo. Ciò che ci attrae è la bella forma, l'armonia dei contrasti, le tonalità più o meno forti, un certo gusto per la decorazione che, però, nulla hanno a che vedere con implicazioni emotive profonde che potrebbero rievocare in noi sensazioni passate o ricordi sommessi della nostra infanzia.
Elogio della superficie appunto. Esaltazione dell'esteriorità.
“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”, diceva Oscar Wilde. Allora recuperiamo la parte superficiale in ognuno di noi ed esaltiamola alla massima potenza. Godiamo con gli occhi, senza il filtro della ragione. Semplifichiamo, dividiamo, viviamo. Un ritorno primordiale alla semplicità infantile.
Quasi un nuovo realismo svuotato di implicazioni filosofiche e psicologiche. Un contenitore vuoto da non riempire, anzi forse da svuotare periodicamente. La bellezza a sé, l’arte per l’arte, l’inutilità assoluta. Tutto questo confluisce in Dive, Divine e Divani.